Un anno di Graf

Giunti alla coda di questo anno che difficilmente dimenticheremo, vi presentiamo il resoconto di quello che per noi ha rappresentato il 2020 e di ciò che siamo riusciti a realizzare, nonostante gli ostacoli, con il contributo dei cittadini ed il sostegno del Quartiere San Donato-San Vitale.

Doppia assenza

24-26 Gennaio 2020

Abbiamo nuovamente partecipato all’edizione di Art City Bologna esponendo i lavori di giovani artisti emergenti con l’intento di promuovere le arti e la cultura della condivisione.

Il testo che ha ispirato questa esposizione, “La doppia assenza. Dalle illusioni dell’emigrato alle sofferenze dell’immigrato” di Abdelmalek Sayad, frutto di vent’anni di ricerche, mette a fuoco il problema urgente e difficile dell’immigrazione e disegna uno scenario conflittuale tra le società ricche e quelle povere. A cavallo tra le une e le altre, il migrante è sempre fuori luogo, preso nel paradosso di una doppia assenza. Una è l’assenza dell’immigrato dalla propria patria, l’altra è l’assenza dell’emigrato nelle cosiddette società d’accoglienza, nelle quali è incorporato ed escluso al tempo stesso.

Si è cercato di estendere il concetto di doppia assenza a tutti gli ambiti della sensibilità artistica, da quello intimo delle assenze vissute e percepite, a quello dell’intera umanità e della sua folle corsa verso il progresso.

La rassegna ha visto protagoniste opere di pittura, fotografie, sculture, installazioni e performance di danza e teatro.

Abbiamo anche pensato di affiancare al progetto principale un side project a tema libero che ha potuto permettere ad altri talentuosi artisti emergenti di esprimere il proprio valore, grazie alla gentile concessione di alcune attività commerciali nelle adiacenze di Piazza Spadolini, che hanno esposto le opere nei propri orari di apertura.

Seminario: nuove pratiche sociali e nuove forme di partecipazione

19 Febbraio 2020

Il seminario ha posto l’attenzione su percorsi evolutivi di buone pratiche sociali attraverso una narrazione centrata su scenari innovativi che mettono in evidenza nuove forme di partecipazione.

Ma cosa intendiamo con buone pratiche sociali?

Si tratta di azioni di miglioramento della qualità della vita e del bene comune messe in atto da singoli cittadini, associazioni o gruppi informali, spesso in collaborazione con le istituzioni.

L’obiettivo del seminario è stato quello di stimolare ulteriori sinergie nelle diverse forme di partecipazione, consolidare e promuovere relazioni fra gli attori sociali del territorio ed aprire nuovi scenari di cittadinanza attiva.

Al seminario hanno partecipato Blog Pilastrobologna.it, Spazi Aperti, Liceo Copernico e il gruppo di Hip Hop Philosophy.

Lockdown

Marzo-Maggio 2020

Un intervista di Martina Zannoni a Fabio Cristalli, vicepresidente del Comitato.

Che impatto ha avuto il lockdown sulla piazza?

Come tutti, ho avuto l’impressione di un mondo che si fosse fermato. Rimasi molto colpito dalla desolazione del giardino Bentivogli, da sempre frequentato da bambini e famiglie: l’erba cresceva incolta, intorno alle giostre il nastro bianco e rosso ne impediva l’utilizzo, sulle pareti del Graf erano comparsi alcuni graffiti inneggianti alla violenza sociale, in alcuni punti comparivano scarti di cibo, bottiglie rotte, coperte e siringhe. Quello spazio a noi tanto caro si era trasformato in brevissimo tempo in un luogo degradato. Fu allora che mi resi conto, ancora una volta, di quanto contasse davvero il nostro contributo.

Siete in quale modo riusciti ad intervenire per contrastare il degrado incalzante?

Una mattina fui contattato telefonicamente dal Quartiere che mi riportava la segnalazione di una una scritta comparsa durante la notte sulla parere che si affaccia in Piazza Spadolini. Cogliemmo subito l’occasione per intervenire ridipingendo la parete in questione. Fu liberatorio sentirsi nuovamente utile e parte attiva della comunità.

Nonostante la chiusura, avete continuato a progettare attività o vi siete totalmente arrestati?

In un primo momento, a causa della grande incertezza e dello spavento, sono venute a mancare le reti associative: la casella delle mail rimaneva vuota e giungevano ben poche risposte. La paura era troppa per pensare ad una nuova rinascita. Il 25 Aprile, però, abbiamo sentito fortemente l’esigenza di ricordare i sacrifici dei nostri predecessori che tanto avevano lottato per garantirci quella libertà che proprio in quei mesi era venuta a mancare. Abbiamo così ridato vita alla mostra del “filo rosso della memoria”. Essa è stata la prima iniziativa che ci ha infuso speranza.

Com’è stato ritornare al Graf?

È stato un po’ come ritornare nella propria casa dell’infanzia, ogni oggetto evocava dei piacevoli ricordi di vita assieme, non solo per me ma per tutti coloro che hanno fatto parte del Graf in questi anni. Notavo che chi entrava nella sala dopo tanto tempo guardava in alto come si fa in una cattedrale. Il Graf era diventato quasi un luogo di culto.

Il filo rosso della memoria

25 Aprile 2020

Durante il lockdown ci siamo resi ancor più conto di quanto fosse essenziale celebrare l’anniversario della Liberazione ed il ricordo di chi aveva combattuto per garantirci quella libertà a cui avevamo dovuto rinunciare a causa della pandemia.

Abbiamo quindi chiesto ed ottenuto un’autorizzazione straordinaria per registrare un video che desse nuova forza visiva alla mostra del filo rosso della memoria, realizzata dall’Anpi Sezione San Donato e che, dopo essere stata a lungo in itinere, era stata conservata al Graf.

“Nelle strade del nostro quartiere donne e uomini hanno vissuto e combattuto per libertà e democrazia, molti sono morti. Eppure i più non sanno, non ricordano: troppo distratti o troppo giovani; oppure arrivati qui da altre città e altri paesi. Anche la narrazione pubblica cancella sempre più la memoria partigiana. Abbiamo voluto restituire questa memoria al nostro Quartiere San Donato – da sempre quartiere operaio, popolare, antifascista – riallacciando il filo rosso che, ne siamo convinti, lega quelle vicende e quelle vite del passato con i nostri ideali e il nostro presente.”

Introduzione alla mostra del filo rosso della memoria – Anpi Sezione San Donato.
Video realizzato il 25 Aprile

Storia di una partigiana

di Alice Donia

In questi tempi frenetici e moderni, dal punto di osservazione privilegiata in cui mi trovo, come donna riesco ad avere una visione completa e soddisfacente di tutto quello che mi circonda, sentendomi padrona della mia vita. Mi trovo sulla cima di una montagna, eretta nel corso della storia da numerose ragazze straordinarie, che nella loro esistenza hanno scelto di combattere per l’uguaglianza e la libertà. Quest’anno, in occasione dell’anniversario della Liberazione Italiana, mi piace pensare di dare un piccolo contributo, sperando di riuscire a restituire una minima parte dell’incolmabile debito che sento di avere nei loro confronti, raccontando di Vinka Kitarović, donna jugoslava dalla storia immensa, che ha agito affinché la voce della Resistenza diventasse sempre più forte e invincibile. Una partigiana. Nasce il 5 aprile del 1926 a Sebenico (Jugoslavia). All’età di quindici anni, nel 1941, Vinka apprezzava serenamente l’inizio della primavera quando, la prima domenica di aprile, fu annunciato il primo bombardamento a Belgrado e con esso anche l’inizio della guerra in Jugoslavia. Ben presto tedeschi e italiani la occuparono. Gli episodi di morte e violenza diventarono nel tempo sempre più difficili da quantificare. La partigiana raccontò di quando, una mattina, le camicie nere sbarcarono a Sebenico, imponendo le loro leggi con minacce, intimidazioni e violenze. Quello fu il giorno in cui conobbe per la prima volta i fascisti. Li descrisse così: “una masnada di energumeni con le maniche rimboccate, stringevano in una mano il manganello e nell’altra una bottiglia di olio di ricino“. Questi, immediatamente imposero il loro volere anche nel mondo della scuola, pretendendo che venisse studiata esclusivamente la lingua italiana, che in pochi conoscevano. Da quel momento, le sensazioni di indignazione e ribellione regnarono supreme nel suo cuore. Lei, come altri studenti, non aveva alcuna intenzione di ripudiare le sue origini e la sua vera cultura. Per questo la ragazza, assieme ad altri, decise di iscriversi all’Unione della gioventù comunista jugoslava. Aveva solo sedici anni quando, una sera dell’aprile 1941, appena dopo il coprifuoco fu arrestata dalla polizia. Lei, come altre sue compagne, fu portata via dalla sua famiglia. In quel drammatico momento venne strappata dalla sua vita adolescenziale e dalla sua adorata città natale. Nei giorni precedenti Vinka sognava la fine dell’anno scolastico, l’estate e il mare Adriatico. Fu deportata prima a Trieste per poi essere internata nella città di Bologna in un istituto per la rieducazione delle minorenni traviate. All’interno di quell’istituto, per la prima volta capì che “un italiano non è per forza fascista”. Approfittando di un disastroso bombardamento nella zona, con l’aiuto di una guardiana antifascista riuscì a fuggire insieme ad una compagna, sottraendosi al suo incerto destino. Le fu offerto di tentare di raggiungere la Jugoslavia, ma le sue idee erano già chiare e, accantonando il desiderio di rivedere la famiglia, decise di restare a combattere in Italia. Aveva capito che la resistenza poteva e doveva essere internazionale e che la lotta partigiana non conosceva confini territoriali. “L’odio provato per gli italiani al mio arrivo stava scomparendo” Individuò nell’anima delle persone che erano al suo fianco gli stessi sentimenti e valori che le ricordavano la sua gente. Parlando della sua scelta di aderire alla Resistenza Italiana, la partigiana disse: “aderii alla Resistenza italiana, in quanto nella stessa ritrovavo sia il pensiero, sia il fine che erano alla radice del movimento di Resistenza del mio Paese […] il fatto di maggior interesse politico per me fu, e rimane tutt’ora, l’unità e la crescente partecipazione delle genti italiane al movimento di liberazione“. Vinka imparò ad andare in bicicletta e iniziò a pedalare decisa nel lungo sentiero della resistenza. Entrò a far parte della VII brigata GAP e “Lina” divenne il suo nome di battaglia bolognese. Faceva parte della staffetta dei Gap di centro e la sua bici, con la quale iniziò a trasportare armi, munizioni, ordini e materiale di propaganda divenne la sua arma. Era molto coraggiosa e fu sempre bene attenta a nascondere la sua grande paura. Tra le sue testimonianze spicca una scena singolare: “Mi ricordo la pesante bomba destinata a Ferrara per un atto di sabotaggio, che faticavo a trasportare correndo verso il treno e un soldato tedesco che insistette per aiutarmi. Salvandomi la vita senza che ne fosse conscio. In treno, infatti, incappammo in un posto di controllo ed io passai indisturbata perché ero con il tedesco. Fu gentile, mi riaccompagnò nello scompartimento e mi salutò, ignaro di cosa avesse trasportato“. Dopo aver scoperto di essere ricercata dai fascisti andò a Modena, dove conobbe “Gino”, la cui vera identità era quella di Italo Scalambra. Nella città della Ghirlandina Lina diventò “Vera” ed entrò a far parte della 65^ Brigata Garibaldi chiamata “Walter Tabacchi”, diventando la staffetta del comando. Esplorando in bicicletta la città e la provincia modenese trasportava armi e munizioni, consegnando anche ai vari distaccamenti ordini per le singole azioni di guerra e sabotaggio. Nelle sue dichiarazioni Vinka rivelò che in quel momento la sua paura e le sue preoccupazioni erano smisurate ma che la sua audacia e i valori per cui lottava lo erano ancora di più. Al termine del 1944 venne inserita nel comando militare della resistenza in Emilia-Romagna. Per conto del CUMER iniziò a svolgere missioni dal destino quasi fatale, come ad esempio l’individuazione delle postazioni dei tedeschi e dei mezzi corazzati, la trasmissione degli ordini e l’organizzazione di incontri con i compagni di altre città da condurre ai recapiti clandestini del comando. Gli attacchi partigiani contro tedeschi e fascisti diventarono sempre più intensi. Arrivò aprile. I nemici se la diedero a gambe e, quando il 22 aprile arrivarono gli alleati, Modena era già libera. La gente esultava e tutti, increduli e commossi festeggiarono la vittoria. A quel tempo, la nostra “partigiana della verità” aveva solo diciannove anni e se oggi sappiamo cosa significa essere liberi è anche grazie a lei. Dall’8 Febbraio del 1944 viene riconosciuta come partigiana combattente, con il grado di capitano. Fece parte della presidenza dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) provinciale di Bologna e fu membro del direttivo dell’A.N.P.P.I.A. (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti). Grazie anche all’iniziale influenza del padre, fin dagli anni dell’adolescenza Vinka intendeva riscattare la dignità umana, per poi restituirla alle mani grandi e ruvide del popolo. Raccontò della sua valorosissima lotta spiegando che ogni momento vissuto continuava ad esistere e sopravvivere nei suoi ricordi con una intensità senza misura. Chi ha avuto l’immenso onore di conoscerla mi ha parlato del suo amore, della sua devozione verso i giovani di oggi e delle sue alte aspettative e speranze nei loro confronti. Persone a lei vicine ricordano ancora con molta commozione la fiamma, rimasta sempre viva negli anni, del suo spirito e del suo impegno verso la comunità, poiché fino alla fine si è occupata di promuovere e organizzare iniziative con lo scopo di tenere in vita i ricordi, i valori e le grandi vittorie della sua vita partigiana. Vinka Kitarović muore il 26 Dicembre del 2012 all’età di ottantasei anni e continua ad essere tuttora un faro di luce inesauribile nei confronti dell’emancipazione femminile e della lotta per la libertà. Ritengo che adesso sia fondamentale continuare a fare in modo che i suoi enormi sacrifici e la sua forza sbalorditiva non perdano valore. A noi oggi spetta il grande dovere di custodire e diffondere la sua eredità, non dimenticandone mai il significato.

Raccolta San Donato-San Vitale Solidale

dal 13 Giugno 2020

In risposta al perdurare dell’emergenza sanitaria, l’Ufficio Reti e Lavoro di Comunità del Quartiere San Donato- San Vitale si è rapportato con i Servizi Sociali e alle associazioni del territorio per individuare modalità utili a dare un supporto a chi ha visto peggiorare la propria situazione economica a causa dell’emergenza legata al Coronavirus.

In questo contesto il Quartiere ha scelto come luogo di raccolta e distribuzione il Graf San Donato, per la sua centralità, per la vicinanza con la sede del Quartiere e per essere conosciuto come luogo di svolgimento di iniziative culturali-aggregative.

Siamo stati entusiasti di realizzare il progetto San Donato- San Vitale Solidale.

Attraverso una campagna di comunicazione abbiamo raccolto generi alimentari e di prima necessità, oltre a giocattoli, libri e abbigliamento e abbiamo aiutato molti nuclei familiari in grande difficoltà.

Un sentito ringraziamento a tutti i cittadini che hanno contribuito a questa splendida inizativa

Bologna Mappa Mundi

25 Giugno

A partire da quest’anno abbiamo attivato nuove collaborazioni tra cui ricordiamo quella con Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Abbiamo partecipato all’evento Bologna Mappa Mundi, un gioco-spettacolo urbano per costruire un atlante delle città del mondo, nell’ambito dell’iniziativa Dire+Fare=Fondare.

Rilasciando un intervista ad alcuni studenti del Liceo Copernico di Bologna abbiamo proposto come nuovo possibile modello di citttà ideale Santiago De Cali (Colombia), che come Bologna ha ricevuto nel 2018 il premio Engaged Cities a New York.

Tale premio è stato ottenuto grazie alla capacità di aver ridotto il tasso di violenza delle periferie attraverso le mesas, tavoli di incotro e spazi di partecipazione per attività artistiche-culturali.

L’iniziativa è stata poi proiettata all’Arena del Sole in diretta streaming.

Merende per genitori equilibristi

Dal 7 Luglio al 10 Ottobre

Il progetto europeo H2020 Families_Share , coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, è in corso di sperimentazione a Bologna e in altre 5 città europee ed ha l’obiettivo di affrontare in modo sostenibile i problemi legati alla conciliazione della vita familiare e lavorativa, ed in particolare alla cura dei bambini in età scolare 3-11 anni.
Il modello promosso da Families_Share è quello di un auto-aiuto solidale tra i genitori per la creazione di reti di fiducia e la co-organizzazione di attività per i bambini, anche in contesti aziendali. Nel concreto, il progetto fa leva su piccoli gruppi di famiglie che si organizzano nella gestione dei propri figli, attraverso il supporto tecnologico dell’app Families_Share che facilita l’organizzazione di turni e calendari condivisi. L’applicazione supporta iniziative di mutuo-aiuto tra famiglie nella gestione dei figli, in piccoli gruppi, sia nella quotidianità (i.e. accompagnare i bambini a scuola o all’allenamento sportivo, aiutare nello svolgimento dei compiti, ecc) che in occasioni specifiche come le vacanze o periodi di chiusura delle scuole (i.e. doposcuola, scioperi scolastici, ecc).

Dal 7 Luglio e durante tutta la prima fase dell’estate abbiamo ospitato la prima fase dell’iniziativa, ogni martedì, offrendo merende ad adulti e bambini al fine di favorire la nascita di nuove relazioni. Un momento di incontro e condivisione per fare rete, programmare delle attività, per arrivare ad una conoscenza reciproca. Dalla conoscenza, scatta poi la fiducia necessaria per aiutarsi nella gestione dei figli.

A Settembre, in attesa della riapertura delle scuole, il progetto ha preso vita con un piccolo gruppo di bambini, seguiti da nonni e genitori, ospitato al Graf ogni mattina.

A conclusione della prima fase del progetto, il 10 Ottobre abbiamo ospitato l’evento Mamsharing: il baratto del tempo fra famiglie. Durante l’evento sono stati presentati i risultati raggiunti dal progetto riunendo tutta la serie di realtà associative e singoli cittadini che hanno aderito.

Summer Graf

Agosto-Settembre 2020

Anche quest’anno nonostante la pandemia non sono mancate le attività estive all’aperto in Piazza Spadolini e dintorni, al fine di garantire un estate di vicinato in totale sicurezza e senza grandi assembramenti.

Il Graf San Donato ha realizzato numerosissime attività per bambini a adulti. Per i primi sono stati realizzati laboratori artistici, letture, gioco danza e bodypainting. Per gli altri hanno preso vita concerti (Ugly Birds, NilaBlu, Otravez, Barbanonfatta), spettacoli teatrali (tra cui Eco Urbana di Emilia Romagna Teatro Fondazione) e mostre (Social World War 2020 e Block The Wall 10)

Abbiamo anche collaborato con le associazioni Dry-Art, Tempo e Diaframma e Mamado che hanno proposto le seguenti rassegne:

Favole Riciclabili

Cinque spettacoli e letture animate per bambini con laboratori di scrittura creativa e giocoleria, tenuti dal 21 al 30 settembre 2020.

Family Shooting

Uno shooting fotografico con un set fotografico professionale, realizzato il 18 settembre 2020 dall’associazione fotografica Tempo e Diaframma, che ha avuto come obiettivo quello di raccontare, attraverso l’immagine, la storia delle famiglie residenti e non del Quartiere. Etnie diverse, famiglie di età media diversa, situazioni diverse, storie diverse che si sono fermate davanti all’obiettivo per narrarsi.

Mamadoc

La rassegna quest’anno si è svolta in quattro appuntamenti ad ingresso gratuito a cadenza settimanale durante il mese di Settembre. Questa seconda edizione ha visto coinvolta la casa di produzione bolognese Mammut Film con la proiezione di quattro documentari da loro prodotti, uniti da un filo conduttore che partendo da Bologna e ci ha portato in giro per il mondo affrontando diverse tematiche attuali, dalla politica alla musica, dall’ambiente alla lotta per la libertà.

Il ricordo delle vittime della miniera di Marcinelle

8 Agosto 2020

La mattina dell’8 agosto 1956 nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, un incendio riempì di fumo tutto l’impianto sotterraneo, provocando la morte di 262 persone delle 275 presenti, di cui 136 immigrati italiani.

Come ogni anno, l’8 agosto abbiamo celebrato il ricordo delle vittime del disastro della miniera Marcinelle nel giardino ad esse intitolato assieme al Quartiere San Donato – San Vitale,
all’Associazione Culturale “Bologna-Bruxelles A/R e al Piccolo Museo dell’Emigrante Monghidoro.

Ha seguito presso la nostra sede la presentazione del libro Carne da miniera. Storie e stragi degli «italiani invisibili» di Walter Basso, resoconto storico sui lavoratori delle miniere del Belgio dal 1946 al 1973.

Ecografique

11-13 Settembre 2020
11-13 Settembre 2020

Giocando con l’origine greca della parola eco, che può significare sia casa o ambiente , sia suono o rumore abbiamo ideato una rassegna che potesse conciliare entrambi i temi. Che cos’è infatti l’eco se non la risposta a una nostra azione che si propaga smorzandosi nel tempo? E così anche le nostre azioni quotidiane producono un seguito o una reazione che si propaga sul nostro pianeta. Una vasta eco, appunto. Ma siamo convinti che queste risposte siano destinate a smorzarsi nel tempo? O magari esiste un punto di non ritorno al di fuori del nostro controllo, un effetto simile al fischio stridente causato da un microfono?

Per la prima volta siamo entrati a far parte del cartellone di iniziative estive di Bologna Estate. Abbiamo pensato a tre serate di musica, danza e tematiche ambientali, indagando le risposte del corpo a uno stimolo sonoro e viceversa; e infine passando dalle moderne sonorità elettroniche a quelle tradizionali acustiche, metafora di un ritorno alle origini per salvare il nostro pianeta.

Compiti’amo e Hip-Hop Philosophy

dal 29 Settembre 2020

Dopo la seconda chiusura delle attività a causa della pandemia, le uniche iniziative che, data la loro cruciale importanza, sono rimaste attive, seppur con numero ridotto di partecipanti, sono state il Laboratorio di scrittura rap con l’Educativa di strada e Kyodo e l’aiuto compiti per bambini in difficoltà Compiti’amo Junior.

In accordo con il Quartiere San Donato – San Vitale, il Graf ha elaborato un rigido protocollo di norme anticontagio per garantire lo svolgimento di tali attività in totale sicurezza.

Progetto P.I.P.P.I

Dicembre 2020

Abbiamo collaborato con l’associazione Tugende per la realizzazione del progetto P.I.P.P.I., offrendo supporto tecnico e logistico. Ma di cosa di tratta?

Relazione di Alice Donia

Il progetto P.I.P.P.I si traduce in un programma di intervento per la prevenzione dell’istituzionalizzazione. Nasce nel 2010 e prende piede in ogni regione del territorio italiano. Si tratta di un modello di intervento che i servizi sociali, sanitari, educativi e della giustizia offrono alle famiglie in difficoltà con i propri bambini. Il progetto è indirizzato verso l’obiettivo generale di sostenere le famiglie e fornire strumenti per migliorare le loro condizioni, evitando in questo modo l’aumentare delle fragilità e di conseguenza l’allontanamento dei minori. All’interno di questo innovativo programma di intervento la famiglia, minori inclusi, diventano protagonisti attivi e membri dell’equipe di lavoro, assumendosi la responsabilità di ricoprire un ruolo sempre attivo e cooperante durante il percorso. Il progetto si compone di attività e azioni tra le più disparate, orientate verso i diversi obiettivi specifici, in tutte le regioni e i comuni italiani. Grazie all’ufficio reti e del servizio di tutela minori del quartiere San Donato- San Vitale, nell’ultimo periodo ho avuto l’occasione di conoscere meglio questa particolare realtà di intervento, di toccarla con mano e viverla, organizzando e prendendo parte ad un’attività molto speciale. All’inizio del mese di dicembre, l’associazione “Tugende”, che ho fondato insieme a Rossana Mina e Chiara Spagnolo, ha firmato il suo primo patto di collaborazione, diventando una piccola componente della vasta rete del Progetto P.I.P.P.I., concretizzando l’idea avuta di consegnare regali di Natale, a domicilio, ai bambini delle famiglie prese in carico dai servizi. Grazie alla splendida e sinergica collaborazione con l’ufficio reti, del quale in particolare sono state referenti Ilaria Daolio e Veronica Zappoli, e con il servizio di tutela dei minori, rappresentato da Tiziana Mori, siamo riuscite ad instaurare un primo approccio significativo con le famiglie tutelate. Dopo dei primi momenti di confronto, dedicati alla sintonizzazione delle priorità e delle strategie d’azione, abbiamo interagito con le assistenti sociali, case-manager dei rispettivi nuclei familiari, che si sono occupate di parlarci delle caratteristiche delle varie famiglie e di riferire i desideri di ogni bambino. Dopo aver provato molta commozione, leggendo la lista dei regali da comprare e constatando la semplicità e l’innocenza con le quali i bambini avevano avanzato le loro richieste, ci siamo subito date agli acquisti. In pochi giorni abbiamo confezionato dei pacchetti regalo, uno per ogni nucleo familiare, contenente i regali richiesti da ogni bambino, libri di seconda mano per bambini e ragazzi, uno zainetto e delle spille donati dal gruppo del progetto PON Musei Bologna, una letterina scritta e tradotta in diverse lingue e un piccolo pensiero da parte della nostra associazione. Dopo aver comunicato alle famiglie l’orario e il giorno della nostra visita, abbiamo iniziato le consegne presso le diverse abitazioni. Quelli, sono stati per noi momenti costellati da indimenticabili emozioni di gioia, amore, commozione e felicità. Difficilmente dimenticheremo gli occhi increduli e meravigliati dei piccoli che ci hanno accolto, la gratitudine e i sorrisi che i genitori, alle loro spalle, ci hanno rivolto. Grande valore aggiunto a questa opportunità è stato conferito dal supporto di alcune amiche, Jessi Kume, Caterina Grizzo e Alessandra Girardi che ci hanno accompagnato durante le consegne e, riprendendo le varie fasi delle attività, si sono occupate di organizzare una documentazione particolare. Da qui, nasce l’idea di estendere questa parallela modalità di reportage anche ai futuri ed eventuali momenti di collaborazione, pensando ad un nuovo modo di raccontare. Nonostante le particolari, attuali, condizioni che caratterizzano questo difficile periodo, l’esperienza appena trascorsa ha fatto sì che questo divenisse per noi un Natale prezioso. Attraverso momenti di lavoro, scambio, supporto abbiamo conosciuto nuove persone e siamo riuscite ad assaporare, con il cuore pieno, il significato, il senso del dono e della condivisione di cui questo periodo dell’anno dovrebbe essere intriso. Infine, ci sentiamo ancora più entusiaste pensando che questa è stata solo la partenza di quello che speriamo diventerà un grande cammino.

Nuove forme di comunicazione

Quest’anno ci siamo posti come obiettivo quello di migliorare la comunicazione e rafforzare l’identità del Graf attraverso l’utilizzo di social network e new media, al fine di allargare la base partecipativa e rendere più semplice ed accattivante la fruizione dei nostri contenuti.

Abbiamo anche attivato una convenzione con l’Università Degli Studi di Ferrara e accolto una laureanda in Scienze e Tecnologie della Comunicazione per le Arti e la Cultura. Grazie al suo contributo abbiamo realizzato diverse campagne promozionali sui principali social network e migliorato la percezione visiva dei nostri spazi.

Abbiamo infine realizzato due video artistici grazie all’utilizzo della nuova strumentazione audio e luci di cui si siamo dotati e alle competenze tecniche di un gruppo di giovani cittadini.

Vos Enfantes
NilaBlu

Trasformazione in APS

In previsione della trasformazione dell’immobile di Piazza Spadolini in Casa di Quartiere, come previsto dal programma obiettivo del quartiere San Donato – San Vitale, l’assemblea degli aderenti al Comitato Graf San Donato ha approvato all’unanimità la conversione da Comitato ad Associazione di Promozione Sociale.

Tale cambiamento ci permetterà di adattarci meglio all’imminente riforma del Terzo Settore e di accedere in maniera più agevole a nuove forme di finanziamento pubblico.

Altre attività

Ovviamente non è stato possibile elencare tutte le numerosissime attività che si sono svolte nonostante gli ostacoli. Pensiamo a iniziative come i corsi di Yoga, QiGong, Pilates, Danza, Teatro, Videomaking, Italiano per stranieri, Musica Corale, Fotografia e tutte le numerose, bellissime attività in programmazione che sono state poi dolorosamente annullate.

Ma il Graf non è solamente attività in sala. Esso corre in aiuto se un bambino si fa male, se qualcuno vuole un bicchiere d’acqua, se vuole leggere un libro, se vuole usufruire dei bagni, se vuole ricaricare il telefono, se vuole sentirsi meno solo.

Il Graf si occupa di prendersi cura del proprio parco attraverso piccoli interventi di manutenzione e pulizia. Abbiamo così pulito i giochi per i bambini, raccolto rifiuti, tagliato l’erba e raccolto fogliame secco, abbiamo segnalato problemi che sono stati tempestivamente risolti dalle istituzioni del Quartiere.

Chi ci ha lasciato

In conlusione, quando pensiamo a questo difficile 2020, non possiamo non dedicare un ricordo a chi ci ha lasciato. E’ stato un anno caratterizzato da gravi perdite che ci hanno segnato nel profondo.

Un pensiero va a Davide Orsini, consigliere di Quartiere e vicepresidente della sezione Anpi San Donato, che ci ha sempre sostenuto. A Paola Marchetti, responsabile del Servizio Educativo Scolastico Territoriale che diete vita a Compiti’amo e con cui avevamo festeggiato il Natale 2019. E infine al nostro caro Bruno Poluzzi, segretario e pilastro del Graf San Donato per tanti anni, a cui abbiamo deciso di intitolare il Book Corner.