Ne valeva la pena

La memoria della seconda guerra mondiale e l’esperienza della Resistenza sono tra i pilastri fondanti della nostra democrazia.

Sono pochi, ormai, i testimoni diretti di quegli eventi.

Sono pochi quelli che possono ancora raccontare della scelta della Resistenza, dei valori che la ispirarono e dei rischi che comportò.

La loro memoria, che di anno in anno si fa più fragile e remota, merita di essere preservata.

Con questo intento, nel corso del 2012, ANPI San Donato ha promosso la realizzazione di videointerviste volte a raccogliere le testimonianze di quattro tra gli ultimi partigiani e partigiane residenti nel quartiere, i quali, in modo diverso, hanno contribuito alla liberazione del nostro paese.

I loro racconti testimoniano l’avvento del fascismo, l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, l’occupazione della Jugoslavia, lo sbando dell’esercito italiano dopo l’8 settembre 1943 e la difficile scelta di lottare per la libertà e schierarsi contro il totalitarismo.


Vinka Kitarović

Ci caricarono su un cellulare che noi chiamavamo Crna Marica, che vuol dire la Maria nera, cioè proprio la sciagura, e sono quei cellulari dei detenuti, senza finestre, c’era solo qualche fessura e io mi ricordo che noi volevamo vedere, comunque arrivammo presto sulla riva, io riuscii a guardare da una fessura e vidi tutta la riva piena di gente, tenuta a bada dai soldati italiani con i fucili contro di loro. La gente aveva sentito, eravamo le più giovani deportate, 16 anni, 17 anni.

E io mi ricordo sto saluto della mia gente, e non mi sono mai scordata.

Presi qualche schiaffo, però ne valeva la pena.


Arrigo Cantelli

Scappammo, cominciava già a far l’alba. Veniamo fuori e ci mettiamo nella strada no? La Porrettana. Erano le 5 e mezza così… via dell’Arcoveggio. Dio buono vediamo un… un camion… di fascisti. “Cosa facciamo, cosa facciamo, se ci… se ci danno l’alt?

Eravamo vestiti da… con la divisa tedesca, allora prima di avvicinarci no? ci alziamo su e facciamo il saluto alla tedesca. Era Tartarotti!

Tartarotti, pensa ben, Tartarotti!


Corinna Tassinari

Avevano circondato tutto, tutto, tutta la casa, tutto… e… poi lo tirarono avanti fino vicino che c’era la chiesa, lì vicino alla chiesa e…

che dicevano che lo portavano via con loro, che lo portavano via con loro e invece cominciarono… ci diedero un mucchio di botte che era tramortito.

Fu così che io mi alzai alla mattina che poi lo trovai tutto fasciato, sì che era stato, erano stati i fascisti lì”


Giuseppe Ricci

Ci hanno preso in 40 tutti nei vagoni, han riempito i vagoni, 40 e poi ci han detto: “Attenzione: se uno di voi scappa, uccidiamo tutti gli altri”.

Noi non sapevamo neanche chi erano i tedeschi e perché non si sapeva niente. Eravamo soldati, giovani, 21 anni.

E così: 8 giorni, 8 notti dentro al vagone.”