Il filo rosso della memoria


Questo lavoro è dedicato a Davide Orsini.

Non dimenticheremo mai il tuo prezioso contributo dato al nostro quartiere.

Ringraziamo l’A.N.P.I. Sezione San Donato “Casali-Romagnoli”, di cui Davide era il vicepresidente, per averci gentilmente fornito la mostra del “Filo rosso della memoria”, assieme alle preziosissime testimonianze contenute a questo indirizzo.

In questi tempi difficili abbiamo voluto dare il nostro piccolo contributo di cittadini nei limiti delle nostre possibilità, dando maggiore visibilità a un lavoro troppo importante per essere dimenticato.


Nelle strade del nostro quartiere donne e uomini hanno vissuto e combattuto per libertà e democrazia, molti sono morti.

Eppure i più non sanno, non ricordano: troppo distratti o troppo giovani; oppure arrivati qui da altre città e altri paesi. Anche la narrazione pubblica cancella sempre più la memoria partigiana.

Abbiamo voluto restituire questa memoria al nostro quartiere San Donato – da sempre quartiere operaio, popolare, antifascista – riallacciando il filo rosso che, ne siamo convinti, lega quelle vicende e quelle vite del passato con i nostri ideali e il nostro presente.

Non volevamo spiegare la Storia: storici ed insegnanti lo fanno meglio di quanto mai potremmo fare noi; volevamo raccontare storie di persone, con un nome, un viso, un mestiere – insomma una vita – perché tornino ad essere per questa comunità molto più di un nome su una lapide. Ma soprattutto perché pensiamo che non ci sia bisogno di sottolineature o di enfasi: i fatti parlano da soli, per chi ha orecchie e cuore per ascoltarli.

Due sono gli assi di questa narrazione: i luoghi e le persone.

I luoghi sono sia quelli legati agli eventi di quegli anni – la storia – che quelli in seguito dedicati ad essi – la memoria – e cioè sia l’evento che il ricordo che ne abbiamo conservato: così il territorio è diventato un racconto, una storia di cui ci sentiamo parte.

Le persone sono sia partigiani che vittime “civili” della violenza nazifascista, legati a San Donato per esserci vissuti o averci combattuto; o perché le loro famiglie sono venute a vivere qui e fanno parte di questa comunità.

Le loro storie abbiamo voluto raccontarle con semplicità, senza retorica, così che “arrivassero” con immediatezza anche ai più giovani, o ai nuovi cittadini che non hanno ancora familiarità con la nostra lingua e la nostra storia.

Abbiamo scelto di omettere i dettagli più crudeli, le immagini più tremende, perché speriamo che questi racconti possano appassionare e coinvolgere anche i più giovani nelle scuole, che è giusto che sappiano ma ai quali va risparmiata la visione dell’orrore. Siamo sicuri che resti intatta, chiara e forte, la verità dei fatti e il loro significato.

Abbiamo pensato allora ai cantastorie, che raccontando una storia di parole ed immagini, tenevano viva la memoria popolare. I nostri partigiani sono coloni, operai, camerieri, casalinghe, fornai, contadine: la Resistenza è stata lotta di popolo e deve restare nella memoria popolare.

Ecco allora il racconto delle vite di uomini e donne che sono morti ma, soprattutto, hanno vissuto “in direzione ostinata e contraria” all’ingiustizia e alla dittatura: dalle loro voci stiamo imparando qualcosa sul nostro presente e sulla dignità e il coraggio necessari per attraversarlo.